Ulcere e ferite difficili

Con l’espressione Wound Bed Preparation si indica l’insieme delle procedure di gestione di una ferita che ha l’obiettivo di

accelerare i processi endogeni di guarigione e di promuovere l’efficacia di altre misure terapeutiche. La Wound Bed Preparation consente di definire in maniera sistematica i punti sui quali si deve articolare la strategia di trattamento delle ferite croniche attraverso la comprensione dei meccanismi biologici che spiegano l’alterazione del processo fisiologico di riparazione tessutale. Un approccio di questo tipo andrebbe preso in considerazione per tutte le ferite che non tendono a progredire normalmente verso la guarigione.La gestione delle ferite croniche è un tema importante dal punto di vista medico ed economico, eppure mancano linee guida specifiche che ne consentano una gestione standardizzata. L’importanza del problema è stata

a lungo sottostimata, soprattutto per la mancanza di dati epidemiologici aggiornati che permettano di inquadrarne le giuste dimensioni e tutto ciò che ne consegue in termini di impegno assistenziale e di costi sociali e finanziari.

Il processo di guarigione di una ferita viene definito insufficiente quando la lesione non guarisce nell’arco di 6 settimane. A rendere difficile una ferita possono concorrere anche le caratteristiche locali della lesione, la disponibilità di una terapia adeguata e la difficoltà di individuarne l’eziologia. Questo perché la riparazione è una variabile critica che a sua volta può dipendere da altri fattori di tipo diagnostico e terapeutico. Tra le ferite dell’arto inferiore che non tendono a guarire spontaneamente, al primo posto per incidenza troviamo le ferite di origine venosa (70%), seguite da quelle arteriose (10%), da quelle miste arteriose e venose (10%) e da un gruppo molto vasto (10%) in cui si collocano le ferite metaboliche delle malattie connettivali e neoplastiche.

In tutte queste situazioni, è dimostrato come l’evoluzione dell’ulcera influisca significativamente sulla prognosi del paziente, condizionando in modo sostanziale non solo la sua possibilità di recupero funzionale e quindi la qualità di vita, ma anche la sua stessa sopravvivenza. Il fenomeno nel suo insieme rappresenta pertanto un problema di salute pubblica con un impatto rilevante in termini di risorse assistenziali assorbite, se si considera che queste lesioni, proprio per la difficoltà di guarigione e l’elevata tendenza a recidivare che le caratterizzano, richiedono cure prolungate e ospedalizzazioni frequenti.

All’interno del nostro studio abbiamo deciso di creare un’unità operativa dedicata al trattamento di questa patologia così invalidante,composta da chirurgo plastico,chirurgo vascolare,radiologo,fisiatra,nutrizionista  ed infermiere specializzato in modo da poter inquadrare a 360 gradi il paziente e potergli indicare la miglior via per la guarigione.